La generazione di chi oggi ha 30-40 anni risente della crisi che incide sull'evoluzione della retribuzione e sulla possibilità di fare carriera e dovrà contare su un puro assegno contributivo senza alcun intervento da parte dello Stato.
La mancata crescita dell'economia italiana si ripercuote pesantemente sulla rivalutazione dei contributi versati all'Inps che serviranno a calcolare la pensione dell'iscritto.
La questione interessa particolarmente i giovani, coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 30 dicembre 1995 e che rientrano nel cosidetto criterio di calcolo contributivo. In pratica il dipendente accantona il 33% della sua retribuzione, formando il montante contributivo che viene rivalutato in base al P.I.L., indice che riflette la capacità di un paese di far girare l'economia.
Se il P.I.L. ha un andamento piatto o negativo i contributi non si rivalutano, generando prestazioni che avranno perso potere d'acquisto.
Occore pertanto monitorare continuamente i diritti acquisiti in merito alle prestazioni previdenziali pubbliche e calcolare eventuali scostamenti rispetto alle proprie esigenze.
Preoccuparsi del proprio futuro per compersare in tempo i mancati introiti del primo pilastro.
L'esperienza dei genitori e dei nonni che hanno accrediti pensionistici mensili basati sul metodo retributivo ha ingenerato false sicurezze.
Occore appoggiarsi anche al secondo e al terzo pilastro della previdenza complementare: Fondi Pensione su base collettiva e Fondi individuali di previdenza, FIP, su base individuale.
Anche Francia e Regno Unito hanno introdotto da molti anni programmi d'investimento a lungo terminefiscalmente agevolati: Plan d' èpargne en actions (Pea) e gli Individual Savings Account.
La leva fiscale e il tempo sono due alleati preziosi per i giovani lavoratori in modo da rendere adeguate le entrate nel periodo più delicato della vita di un individuo.
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