Fino a qualche decennio fa la teoria economica e finanziaria era dominata da una comune impostazione per la quale si ipotizzava un comportamento razionale da parte degli investitori, dei consumatori e degli imprenditori. Agire razionalmente significa valutare correttamente gli strumenti finanziari presenti sul mercato, effettuare scelte sistematicamente scelte corrette e ottimizzare le informazioni a propria disposizione.
Lo scoppio di Internet agli inizi degli anni Duemila e soprattutto di quella immobiliare negli Stati Uniti del 2008 ha reso evidente come gli operatori non sempre si comportino in modo razionale; ci si è resi conto di come la teoria standard non sia in grado di spiegare certe situazioni in cui l'emotività riveste un ruolo molto importante e che vengono quindi definite anomalie.
In questo contesto si è sviluppato un nuovo approccio teorico che pone maggiore attenzione sugli aspetti psicologici e che in grado di spiegare quei comportamenti apparentemente incoerenti e privi di una motivazione razionale.
I primi studi si sono concentrati sull'applicazione in ambito economico di fondamenti provenienti dalla psicologia, mentre in seguito si è fatto ricorso alla neurobiologia per meglio comprendere l'impatto sulle nostre scelte delle reazioni chimiche che si attivano in determinate situazioni.
Questa nuova impostazione è stata definita "finanza comportamentale" ed ha acquistato sempre maggior importanza riuscendo a spiegare comportamenti difficilmente prevedibili.
Gli studi ad oggi disponibili hanno permesso di individuare alcune caratteristiche comuni nel comportamento umano in condizioni di incertezza.
E' una materia, però, in continua evoluzione ma dai risultati estremamente interessanti.
Alla base della finanza comportamentale c'è la considerazione che il mondo circostante è così complesso che la nostra mente non è in grado di elaborare tutte le informazioni necessarie per scegliere in modo razionale ed efficiente; per sopperire a tale incapacità si utilizzano espedienti mentali che si permettono di semplificare il processo decisionale. Purtroppo, però, queste semplificazioni a volte si rilevano errate e ci portano ad assumere comportamenti non ottimali.
Vi sono alcune esempi chiave per inquadrare talune anomalie ricorrenti come ad esempio ignorare le informazioni in contrasto con le proprie convinzioni focalizzandosi prevalentemente sui dati che sostengono la propria tesi o una decisione passata. A questo fenomeno è associata la propensione a sovrastimare le proprie capacità di giudizio con la conseguenza che i rischi vengano sottostimati e ci si illuda di poter controllare gli eventi.
Nell'ambito degli investimenti questi fenomeni si riscontrano nella convinzione di alcuni di possedere una capacità di selezione dei titoli superiore ad altri.
Se i rendimenti conseguiti sono positivi ci si convince della correttezza delle proprie azione altrimenti si attribuisce la responsabilità a cause a noi esterne dimenticandosi di analizzare il processo decisionale che ci ha portato ad un simile risultato.
Molti esperimenti hanno dimostrato come il dispiacere generato da una perdita abbia una maggiore intensità rispetto alla soddisfazione generata da un guadagno di pari entità: psicologicamente incorrere in una perdita equivale ad ammettere lo sbaglio nella scelta dell'investimento generando spiacevoli sensazioni.
Questo fenomeno, in finanza, determina il mantenimento delle posizioni in perdita indipendentemente alle proprie aspettative future ed il rinvio della decisione di vendita basandosi sulla presunta mancanza di sufficienti informazioni per una scelta simile oppure sulla convinzione che il mercato non riconosca il giusto valore ai propri titoli.
Nel processo decisionale un ruolo fondamentale è rivestito dalla formulazione delle opzioni disponibili: infatti le scelte dipendono in parte dal modo in cui i problemi sono posti.
Se si propone un investimento mettendo maggior enfasi sul potenziale profitto, si indurranno i futuri investitori a incrementare la proprio avversione al rischio, al contrario se l'enfasi viene posta sulle perdite potenziali l'investitore si dimostrerà molto più propenso al rischio.
Gli investitori, quindi, possono essere vittime di processi mentali che agiscono a livello inconscio per cui difficilmente controllabili.
Vi sono, quindi, due possibili soluzione.
La prima, a livello individuale, è conoscere quello che può essere percepito come un problema, migliorando ad esempio il proprio processo d'investimento.
In secondo luogo, queste analisi, possono aiutare il legislatore a creare le condizioni per cui il mercato possa rappresentare in modo corretto le opzioni di scelta a disposizione degli investitori e quindi renderli più consapevoli delle decisioni che si devono affrontare.
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